//Due atteggiamenti, due risultati: staticità e dinamicità

Due atteggiamenti, due risultati: staticità e dinamicità

In che modo ognuno di noi gestisce le proprie situazioni più o meno problematiche?

In che modo sentiamo qualcosa come un fallimento o un’opportunità di imparare?

La risposta si fonda su due NOSTRI possibili atteggiamenti: atteggiamento statico, atteggiamento dinamico.

Ogni giorno veniamo messi di fronte a nuove sfide, che siano di natura lavorativa, sportiva o relazionale, e qual è il tipo di atteggiamento che adottiamo per affrontarle?

La staticità è essenzialmente restare fermi, galleggiare sul pelo dell’acqua senza muoversi né avanti né indietro, passare la maggior parte del tempo ad interrogarsi, affaticare mente e corpo per restare infine fermi, lì dove si è.

Ma l’atteggiamento statico non ci immobilizza solamente: difatti, ci fa credere che anche se non riusciamo in quel dato momento ad andare avanti o compiere un movimento, la nostra sia una sconfitta.

Non un momento di riflessione, di crescita, di scoperta di sé, ma solo ed esclusivamente un risultato negativo: non essere riusciti nel nostro intento e credere che mai potremo farcela, né ora né in futuro.

Perché semplicemente “siamo fatti così”.

La differenza sostanziale che vi è tra questo atteggiamento e quello dinamico, è invece credere che ciò che siamo – la base, il modo in cui siamo nati – sia solo il punto di partenza per sviluppare, attraverso sforzi e impegno, il raggiungimento di obiettivi.

È questo il primo assioma da cui partire per assumere un atteggiamento dinamico: stravolgere ogni domanda negativa che siamo portati a porci su di noi, credere fermamente di poter sempre migliorare, capire che le qualità possono essere sviluppate, che esse non sono solo un pacchetto appioppatoci addosso nel momento in cui siamo nati e nel quale non possiamo aggiungere altro.

L’atteggiamento statico e quello dinamico sono poi strettamente correlati alla domanda: cosa pensano di me gli altri?

Questo porta a focalizzare tutta l’attenzione esclusivamente sul come dobbiamo apparire per dimostrare agli altri che siamo meglio di quel che vedono.

Ma cos’è “meglio” esattamente?

La risposta dovrebbe essere: “meglio” è conoscere i propri limiti.

“Meglio” è sapere che per noi c’è un domani, un’occasione per dimostrare alla nostra persona – e non agli altri – che inizieremo a nuotare, bracciata dopo bracciata, verso un obiettivo.

Senza più restare a galla, aspettando che un’onda ci tiri sotto o ci spinga per inerzia contro una riva o un altro scoglio ancora.

La dinamicità sta nell’avere una mente orientata al progredire, al prendere in mano le decisioni e vivere.

Per noi e per nessun altro.

2018-04-14T12:44:04+00:00 Aprile 14th, 2018|Vita da allenatore|2 Comments

2 Comments

  1. patrizia Maggio 4, 2018 at 9:10 pm - Reply

    Nella gestione di una situazione problematica, attribuisci alla staticità un valore negativo, mentre penso che i due atteggiamenti siano complementari.
    Non riesco ad immaginare un atteggiamento vincente e dinamico senza una fase introspettiva nella quale l’immobilita’ ci consente di contattarci nel profondo,valutando se e come considerare i propri limiti e come superarli.
    Il collante tra staticità e dinamicità è l’energia. E poi siamo noi stessi i giudici migliori e severi a cui dover rendere conto del nostro operato.
    Complimenti per tutto!

  2. jimmi Luglio 27, 2018 at 11:45 am - Reply

    Un ottimo completamente all’articolo sulla zona di confort bravo complimenti

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