//A un mese dalla Traversata. La Gestione della Sconfitta

A un mese dalla Traversata. La Gestione della Sconfitta

Vi siete mai trovati di fronte a una sconfitta?
E quante volte vi siete arrabbiati con chi vi diceva: “Ma sì dai, ritenta. Andrà meglio la prossima volta.”
La natura della sconfitta è quella di farci sentire a disagio, in difetto verso noi stessi e chi ci è accanto.
Io sono d’accordo con voi, non è facile rimettersi in piedi – o in acqua come nel mio caso – dopo che le nostre aspettative si sono infrante… ma l’alternativa, alla fine, qual è?
Metterci seduti esattamente nel posto in cui siamo caduti?
Aspettare un segno?

Oggi è un mese esatto. 31 giorni fa mi immergevo nelle fredde acque della Manica pieno di coraggio, forza di volontà, preparazione fisica e mentale, e con un obiettivo che ben conoscete.
Già lì, pensando al giorno prima, mi ero reso conto che non tutto va come programmato.
Mai avrei potuto prevedere che mi sarebbe mancato il tempo di prepararmi adeguatamente visto il poco preavviso della partenza, così come non avrei potuto immaginare che dopo tutti quegli allenamenti in un mare calmo, mi sarei ritrovato a dover lottare non solo contro il tempo ma anche contro le onde e l’alta marea.
Tutto ciò, contornato da un’indisposizione fisica che mi aveva provato nei giorni precedenti, non mi ha impedito comunque di entrare in acqua con una sensazione di profondo ottimismo.

Finché non ho visto il tempo allungarsi inesorabile e la costa francese – sebbene sembrasse a una decina di bracciate da me – che mi guardava beffarda e ancora irraggiungibile.
E lì, in quel preciso attimo, dopo quasi 9 ore, ho capito che fare gli eroi non porta a nient’altro che rischiare qualcosa di molto più importante dell’orgoglio.
Anche se il freddo era sotto controllo, lo sforzo continuo di nuotare e contrastare allo stesso tempo le onde, mi aveva spinto – non lo nego – a pregare ininterrottamente, per allontanare la possibilità di un improvviso crampo che mi avrebbe definitivamente bloccato.
Poi, l’ho chiesto.
Ho chiesto quanto mancava all’arrivo… e sentirmi rispondere: “Almeno due ore”, mi ha fatto definitivamente crollare.

Eppure, la mia è stata davvero una totale sconfitta?
Non posso nascondere di aver accusato il colpo, sia fisicamente – nelle settimane successive il mio corpo si è ribellato all’estremo sforzo a cui l’ho sottoposto – sia mentalmente, perché non è stato facile accettare il fatto che per quest’anno la mia agognata sfida aveva avuto la meglio su di me.
Ma quando mi sono fermato a riflettere, ho realizzato che avevo comunque nuotato in uno dei tratti più difficili al mondo, con la forza del corpo, della mente e con il sostegno della mia famiglia, del mio team e di tutti coloro che mi hanno seguito, che ci hanno creduto, proprio come me.

Come posso chiamare “sconfitta” tutto questo?
In realtà ho fatto qualcosa di grandioso, un tentativo che deve dare la carica, non farmi sprofondare.
Per questo dobbiamo convincerci che la sconfitta è un’incredibile opportunità di crescita, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni. Perché può succedere di inciampare, ma se ci aggrappiamo alla sconfitta per non schiantarci a terra, lei stessa può farci da compagna di viaggio in molte tappe.

Io, ad esempio, sono convinto che la sconfitta mi richiami all’ordine.
Prendiamo di nuovo l’esempio della Traversata: adesso so che devo allenarmi di più, anche in mare mosso, ed essere più costante, prepararmi in modo da migliorare aspetti fisici e mentali che non mi sono stati favorevoli durante la nuotata.

E questo non è puntare all’eccellenza? Senza la sconfitta non l’avrei mai realizzato.
Ora la domanda è: cosa può aiutarci nella gestione del fallimento?
La perseveranza.
La voglia di mettersi in gioco con ancora più vigore, senza mollare.
Se “la vita è un traguardo che si sposta sempre più in avanti”, io dico che la sconfitta è un promemoria della nostra unicità, un orologio interiore che ci trasmette coraggio.
Non possiamo credere che reagire sia impossibile, altrimenti daremmo alla nostra vita solo tinte bianche e nere, quando in realtà essa può essere a colori.
Per questo, è importante circondarsi di persone che credono in noi e fare lo stesso dentro se stessi.

Io l’ho fatto, e voi?
Provateci… e Impossibile diventerà I’m Possible.

2018-09-21T15:58:00+00:00 settembre 21st, 2018|La Traversata|0 Comments

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